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1. – La solenne
inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale della Rota Romana mi
offre l’opportunità di rinnovare l'espressione del mio apprezzamento e
della mia gratitudine per il vostro lavoro, carissimi Prelati Uditori,
Promotori di Giustizia, Difensori del Vincolo, Officiali e Avvocati.
Ringrazio cordialmente Mons. Decano per i sentimenti manifestati a nome di
tutti e per le riflessioni sviluppate sulla natura e sui fini del vostro
lavoro.
L’attività del vostro
Tribunale da sempre è stata altamente apprezzata dai miei venerati
Predecessori, che non hanno mancato di sottolineare che amministrare la
giustizia presso la Rota Romana costituisce una diretta partecipazione ad
un aspetto importante delle funzioni del Pastore della Chiesa universale.Da ciò il particolare
valore nell’ambito ecclesiale delle vostre decisioni, che costituiscono,
come da me affermato nella Pastor Bonus,
un punto di riferimento sicuro e concreto per l’amministrazione della
giustizia nella Chiesa (cfr. art. 126).
2. – Attesa la
marcata prevalenza delle cause di nullità di matrimonio deferite alla
Rota, Mons. Decano ha sottolineato la profonda crisi che attualmente
investe il matrimonio e la famiglia. Un dato rilevante che emerge dallo
studio delle cause è l’offuscamento tra i contraenti di ciò che
comporta, nella celebrazione del matrimonio cristiano, la sacramentalità
del medesimo, oggi assai frequentemente disattesa nel suo intimo
significato, nel suo intrinseco valore soprannaturale e nei suoi positivi
effetti sulla vita coniugale.
Dopo essermi soffermato in
anni precedenti sulla dimensione naturale del matrimonio, vorrei
oggi richiamare la vostra attenzione sul peculiare rapporto che il
matrimonio dei battezzati ha con il mistero di Dio, un rapporto che,
nell’Alleanza Nuova e definitiva in Cristo, assume la dignità di sacramento.
Dimensione naturale e
rapporto con Dio non sono due aspetti giustapposti: anzi, essi sono così
intimamente intrecciati come lo sono la verità sull’uomo e la verità
su Dio. Questo tema mi sta particolarmente a cuore: torno su di esso in
questo contesto, anche perché la prospettiva della comunione dell'uomo
con Dio è quanto mai utile, anzi necessaria, per l'attività stessa dei
giudici, degli avvocati e di tutti gli operatori del diritto nella Chiesa.
3. – Il nesso tra
la secolarizzazione e la crisi del matrimonio e della famiglia è fin
troppo evidente. La crisi sul senso di Dio e sul senso del bene e del male
morale è arrivata ad oscurare la conoscenza dei capisaldi dello stesso
matrimonio e della famiglia che in esso si fonda. Per un ricupero
effettivo della verità in questo campo, occorre riscoprire la
dimensione trascendente che è intrinseca alla verità piena sul
matrimonio e sulla famiglia, superando ogni dicotomia tendente a
separare gli aspetti profani da quelli religiosi, quasi che esistessero
due matrimoni: uno profano ed un altro sacro.
“Dio creò l’uomo a
sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gn
1,27). L'immagine di Dio si trova anche nella dualità uomo-donna e nella
loro comunione interpersonale. Perciò, la trascendenza è insita
nell’essere stesso del matrimonio, già dal principio, perché lo è
nella stessa distinzione naturale tra l'uomo e la donna nell'ordine della
creazione. Nell’essere “una sola carne” (Gn 2,24), l’uomo e
la donna, sia nel loro aiuto reciproco che nella loro fecondità,
partecipano a qualcosa di sacro e di religioso, come ben mise in risalto,
richiamandosi alla coscienza dei popoli antichi sulle nozze, l’Enciclica
Arcanum divinae sapientiae
del mio predecessore Leone XIII (10 febbraio 1880, in Leonis XIII P.M.
Acta, vol. II, p. 22). Al riguardo, egli osservava che il matrimonio
“fin da principio è stato quasi una figura (adumbratio)
dell'incarnazione del Verbo di Dio” (ibid.). Nello stato di
innocenza originaria Adamo ed Eva avevano già il dono soprannaturale
della grazia. In questo modo, prima che l'incarnazione del Verbo avvenisse
storicamente, la sua efficacia di santità già si riversava sull’umanità.
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Incontro
con
S.S. Giovanni Paolo II |
4. – Purtroppo,
per effetto del peccato originale, ciò che è naturale nel rapporto tra
l’uomo e la donna rischia di essere vissuto in modo non conforme al
piano e alla volontà di Dio e l’allontanamento da Dio implica di per
sé una proporzionale disumanizzazione di tutte le relazioni familiari.
Ma nella “pienezza dei tempi”, Gesù stesso ha restaurato il disegno
primordiale sul matrimonio (cfr. Mt 19,1-12) e così, nello stato
di natura redenta, l'unione tra l’uomo e la donna non solo può
riacquistare la santità originaria, liberandosi dal peccato, ma viene
realmente inserita nello stesso mistero dell'alleanza di Cristo con la
Chiesa.
La Lettera di San Paolo
agli Efesini collega direttamente il racconto della Genesi con quel
mistero: “Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà
alla sua donna e i due formeranno una carne sola (Gn 2, 24). Questo
mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Ef
5,31-32). L’intrinseco nesso tra il matrimonio, istituito al principio,
e l’unione del Verbo incarnato con la Chiesa si mostra in tutta la sua
efficacia salvifica mediante il concetto di sacramento. Il Concilio
Vaticano II esprime questa verità di fede dal punto di vista delle stesse
persone sposate: “I coniugi cristiani, in virtù del sacramento del
matrimonio, col quale essi sono il segno del mistero di unità e di
fecondo amore che intercorre fra Cristo e la Chiesa, e vi partecipano (cfr.
Ef 5,32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella
vita coniugale, nell’accettazione e nell’educazione della prole, e
hanno così, nel loro stato di vita e nel loro ordine, il proprio dono in
mezzo al Popolo di Dio” (Cost. dogm. Lumen Gentium, 11). L’intreccio tra ordine naturale ed ordine
soprannaturale viene subito dopo presentato dal Concilio anche in
riferimento alla famiglia, inseparabile dal matrimonio e vista come
“chiesa domestica” (cfr. ibid.).
5. – La vita e la
riflessione cristiana trovano in questa verità una fonte inesauribile di
luce. In effetti, la sacramentalità del matrimonio costituisce una via
feconda per penetrare nel mistero dei rapporti tra la natura umana e la
grazia. Nel fatto che lo stesso matrimonio del principio sia diventato
nella Nuova Legge segno e strumento della grazia di Cristo, si evidenzia
la trascendenza costitutiva di tutto ciò che appartiene all'essere della
persona umana, ed in particolare alla sua relazionalità naturale secondo
la distinzione e la complementarità tra l'uomo e la donna. L'umano e
il divino s’intrecciano in modo mirabile.
L’odierna mentalità,
altamente secolarizzata, tende ad affermare i valori umani dell’istituto
familiare staccandoli dai valori religiosi e proclamandoli del tutto
autonomi da Dio. Suggestionata com’è dai modelli di vita troppo spesso
proposti dai mass-media, si domanda: “Perché si deve essere sempre
fedeli all’altro coniuge?” e questa domanda si trasforma in dubbio
esistenziale nelle situazioni critiche. Le difficoltà coniugali possono
essere di varia indole, ma tutte sfociano alla fine in un problema di
amore. Perciò, il precedente interrogativo si può riformulare così:
perché bisogna sempre amare l’altro, anche quando tanti motivi,
apparentemente giustificativi, indurrebbero a lasciarlo?
Si possono dare molte
risposte, tra cui hanno senz’altro molta forza il bene dei figli e il
bene dell'intera società, ma la risposta più radicale passa anzitutto
attraverso il riconoscimento dell’oggettività dell'essere coniugi,
visto come dono reciproco, reso possibile ed avallato da Dio
stesso. Perciò la ragione ultima del dovere di amore fedele non è altra
che quella che è alla base dell’Alleanza divina con l’uomo: Dio è
fedele! Per rendere possibile la fedeltà di cuore al proprio coniuge,
anche nei casi più duri, è quindi a Dio che bisogna ricorrere, nella
certezza di riceverne l'aiuto. La via della mutua fedeltà passa,
peraltro, attraverso l’apertura a quella carità di Cristo, che “tutto
copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,7). In
ogni matrimonio si rende presente il mistero della redenzione, operata
mediante una reale partecipazione alla Croce del Salvatore, secondo quel
paradosso cristiano che lega la felicità all’assunzione del dolore in
spirito di fede.
6. – Da questi
principi si possono trarre molteplici conseguenze pratiche, d’indole
pastorale, morale e giuridica. Mi limito ad enunciarne alcune, connesse in
modo speciale con la vostra attività giudiziaria.
Anzitutto, non potete mai
dimenticare di avere nelle vostre mani quel mistero grande di cui
parla san Paolo (cfr. Ef 5,32), sia quando si tratta di un
sacramento in senso stretto, sia quando quel matrimonio porta in sé
l'indole sacra del principio, essendo chiamato a diventare sacramento
mediante il Battesimo dei due sposi. La considerazione della sacramentalità
mette in risalto la trascendenza della vostra funzione, il nesso
che l’unisce operativamente con l’economia salvifica. Il senso
religioso deve pertanto permeare tutto il vostro lavoro. Dagli studi
scientifici su questa materia fino all’attività quotidiana
nell’amministrazione della giustizia, non c'è spazio nella Chiesa per
una visione meramente immanente e profana del matrimonio, semplicemente
perché tale visione non è teologicamente e giuridicamente vera.
7. – In questa
prospettiva occorre, ad esempio, prendere molto sul serio l’obbligo
formalmente imposto al giudice dal can. 1676 di favorire e cercare
attivamente la possibile convalidazione del matrimonio e la
riconciliazione. Naturalmente lo stesso atteggiamento di sostegno al
matrimonio ed alla famiglia deve regnare prima del ricorso ai tribunali:
nell’assistenza pastorale le coscienze vanno pazientemente illuminate
con la verità sul dovere trascendente della fedeltà, presentata in modo
favorevole ed attraente. Nell'opera per un positivo superamento dei
conflitti coniugali, e nell’aiuto ai fedeli in situazione matrimoniale
irregolare, occorre creare una sinergia che coinvolga tutti nella Chiesa:
i Pastori d'anime, i giuristi, gli esperti nelle scienze psicologiche e
psichiatriche, gli altri fedeli, in modo particolare quelli sposati e con
esperienza di vita. Tutti devono tener presente che hanno a che fare con
una realtà sacra e con una questione che tocca la salvezza delle anime!
8. –
L’importanza della sacramentalità del matrimonio, e la necessità della
fede per conoscere e vivere pienamente tale dimensione, potrebbe anche dar
luogo ad alcuni equivoci, sia in sede di ammissione alle nozze che
di giudizio sulla loro validità. La Chiesa non rifiuta la celebrazione
delle nozze a chi è bene dispositus, anche se imperfettamente
preparato dal punto di vista soprannaturale, purché abbia la retta
intenzione di sposarsi secondo la realtà naturale della coniugalità. Non
si può infatti configurare, accanto al matrimonio naturale, un altro
modello di matrimonio cristiano con specifici requisiti soprannaturali.
Questa verità non deve
essere dimenticata al momento di delimitare l’esclusione della
sacramentalità (cfr. can. 1101, § 2) e l’errore determinante circa la
dignità sacramentale (cfr. can. 1099) come eventuali capi di nullità.
Per le due figure è decisivo tener presente che un atteggiamento dei
nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel
matrimonio, può renderlo nullo solo se ne intacca la validità sul piano
naturale nel quale è posto lo stesso segno sacramentale. La Chiesa
cattolica ha sempre riconosciuto i matrimoni tra i non battezzati, che
diventano sacramento cristiano mediante il Battesimo dei coniugi, e non ha
dubbi sulla validità del matrimonio di un cattolico con una persona non
battezzata se si celebra con la dovuta dispensa.
9. – Al termine
di questo incontro, il mio pensiero si volge agli sposi ed alle famiglie,
per invocare su di loro la protezione della Madonna. Anche in questa
occasione mi è caro riproporre l’esortazione che ho rivolto loro nella
Lettera apostolica Rosarium Virginis
Mariae: “La famiglia che prega unita, resta unita. Il
Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere
preghiera in cui la famiglia si ritrova” (n. 41).
A tutti voi, cari Prelati
Uditori, Officiali ed Avvocati della Rota Romana, imparto con affetto la
mia Benedizione!
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